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Sardegna in Primavera - Alghero

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Capoluogo della Riviera del Corallo, conosciuta come “citta delle alghe”, a causa della cospicua presenza di Posidonia Oceanica nei suoi fondali, Alghero o Barcelloneta è una città intrisa di cultura e di storia iberica, tanto da essere l'unica città sarda a ospitare una delegazione del Governo della Catalonia. Vi siamo giunti dopo aver fatto una deviazione in direzione della Riserva di Capo Caccia. Abbiamo percorso la statale 127bis che costeggia la baia di Porto Conte.




L'isola Foradada e il Faro di Capo Caccia e la Torre Nuova


Il porto turistico

Casa De Ferrera, portale di Palazzo Serra, Chiesa del Rosario, torrione di S.Maria


Cupola di S.Michele, altare maggiore, visione della piazza. Sotto: i Bastioni al tramonto





Facciata di S.Anna; a sx: torre di S.Jaume, chiesa del Carmelo, torre di S.Giovanni





Teatro civico

Abbiamo sostato in un area di parcheggio nelle cui vicinanze Cristina si è acrobaticamente sporta a fotografare l'erta scogliera che scende a picco davanti all'Isola Foradada. Più tardi, al culmine del promontorio, abbiamo calmato l'appetito in un baretto senza grande personalità installato alle spalle del faro. Abbiamo poi ripercorso la strada in direzione opposta, passando da Torre Nuova, dalla parte opposta della baia rispetto a Cala Calcina e abbiamo puntato decisamente su Alghero.

Entrando da questa direzione, si costeggia una pineta e poi le spiagge di Alghero, con qualche stabilimento balneare. La scena si fa sempre più urbanizzata: case residenziali a sinistra e, infine, il porto turistico sulla destra. Eccoci davanti ai famosi bastioni che costeggiano la linea del mare e che circoscrivono la zona vecchia di Alghero. Qui abbiamo parcheggiato il mezzo e abbiamo proseguito a piedi.

In Piazza Civica nel perfetto stile del “palau” aragonese, sorge la Casa De Ferrera, che prende il nome dal marchese di Bonvehì, Don Pedro De Ferrera, che sconfisse nel 1436 Nicolò Doria. Ha visto un passaggio di Carlo V, quando, nel 1541, vi soggiornò due giorni. Nel 1960 è stata convertita in un condominio che ospita al livello della strada alcuni esercizi commerciali. Gli archetti delle quattro bifore del piano nobile sono scolpiti in un solo pezzo, sorretto da esili colonnine. A ciascuna estremità, le due monofore ad arco inflesso contribuiscono ad accentuare il gotico-aragonese dell'edificio.

Palazzo Serra integra influssi barocco e rococò con motivi neoclassici, tipicamente nello stile ecclettico che caratterizzava l'architettura sabauda. Edificano intorno alla metà del 1800 su di una preesistente struttura catalano-aragonese, il portale che da sulla via s'ispira al barocchetto piemontese.

La facciata della Chiesa del Rosario denuncia la sua origine civile. È stata infatti una casa patrizia, successivamente trasformata in chiesa, quindi sconsacrata e oggi adibita a Museo Diocesiano.

Visto dal mare, il torrione ottagonale del Duomo di Santa Maria svetta con la sua cuspide aguzza oltre il profilo disegnato dalle case della vecchia Alghero ed è sorprendente ritrovarsi di fronte il pronao della sua facciata neoclassica nell'angusta piazza che la ospita (un'accurato resoconto della visita al Duomo di Alghero è disponibile in questo articolo).

Edificata nel XVII secolo sopra una preesistente e omonima chiesa del XIV secolo, la Chiesa di San Michele è ancora oggi sede del collegio dei Gesuiti. La facciata è piuttosto semplice, con uno zoccolo in blocchi di arenaria. Sopra il portale, circoscritto in una cornice di trachite rossa, un'Annunciazione sottostante un altorilievo dello Spirito Santo. Più sopra, tre ampi finestroni affiancati danno luce all'interno dell'edificio. Analogamente, due terne di finestre danno luce ai bracci del transetto. All'interno, l'unica navata, affiancata dalle cappelle ricavate tra i corti contrafforti, insieme al transetto e all'abside quadrata, disegna una croce latina.

Nell'abside, l'altar maggiore, con una tela raffigurante il patrono della chiesa, in un'edicola marmorea, riccamente decorata, sorretta da due coppie di colonne corinzie; nei bracci del transetto, altari di dimensioni e stile analoghi ospitano pale d'altare dedicate a S. Ignazio in estasi tra due coppie di colonne tortili. Nell'opposta cappella del transetto di destra, un dipinto rappresenta S. Francesco Saverio, anche tra due coppie di colonne parimenti tortili.

La cupola ottagonale, sorretta da un alto tamburo e sormontata da una lanterna, dal 1950 è rivestita di piastrelle di ceramica policrome che ne hanno fatto da allora uno dei simboli dell'odierna Alghero.

Sant'Ana de dins (Sant'Anna “di dentro”, da distinguere da Sant'Ana de fores, sita nell'omonima località fuori dalle mura) è un piccolissimo edificio del 1735, chiuso al culto, che si trova di fianco alla torre campanaria del Duomo di Santa Maria. Edificato in blocchi d'arenaria da un privato cittadino di Alghero, il portone ligneo occupa gran parte della facciata delimitata da due paraste sormontate da un'architrave che la divide in due parti. Una finestra si apre nella parte superiore, sottostante la piccola croce in pietra che compare al culmine degli spioventi del tetto.

Torre de Sant Jaume, San Giacomo (o Torre dei cani, dal suo utilizzo anche come canile municipale), è una struttura ottagonale, edificata nel XIV secolo, le cui fondamenta poggiano direttamenta sulla battigia. Viene utilizzata come area espositiva.

La Chiesa del Carmelo si trova nella piazza omonima, a un passo dalla torre di Sant Jaume. Edificata nel 1644 in pietra arenaria dai frati carmelitani, questa architettura tardo manieristica conserva al suo interno un pulpito ligneo del XVII secolo. Possiede una facciata estremamente semplice in cui si apre un portale circoscritto in un arco a tutto sesto e due semplici finestre. Unica chiesa di Alghero dotata di un vestibolo, il timpano è sormontato da una torre campanaria, anch'essa semplicissima.

Realizzata in pietra arenaria nel XVI secolo, già denominata “di S. Michele” nel '500 e “di Mezzo” nel '600, la Torre di San Giovanni nonostante sia stata ridimensionata nella prima metà del 1700 per adattarla ai nuovi strumenti balistici, si presenta tuttora di dimensioni considerevoli. L'insieme appare imponente e anche se gli adattamenti finalizzati a trasformarla in spazio espositivo ne hanno modificato l'aspetto originario.

La Torre Sulis è un punto d'incontro per la popolazione di Alghero. Costruita nel XVI secolo come Torre de l’Esperò Reyal (o dello Sperone), dal 1799 al1820 ospitò la prigionia del notaio cagliaritano Vincenzo Sulis, a cui il governo piemontese imputava di aver fatto parte dell'irredentismo sardo.

Commissionati dalla Società degli Amatori del Teatro, dopo un'incubazione di qualche decennio, i lavori del Teatro civico di Alghero, progettato dall'architetto Franco Poggi nell'area in cui sorgeva il magazzino del grano Calasanz, durarono quattro anni e furono completati nel 1862, inaugurando la prima stagione con la rappresentazione de I Masnadieri, di Giuseppe Verdi. A causa dell'esiguità del budget, la costruzione rimase senza l'intonaco previsto per la facciata e i fianchi. Tuttavia, nonostante lo scorno della popolazione, l'estetica dell'edificio ci ha guadagnato, permettendogli d'inserirsi armoniosamente nel gotico-catalano che caratterizza la città. La facciata, di gusto neoclassico, è ripartita in cinque porzioni dai sei semipilastri ionici.



 

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