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I 50 migliori ristoranti del mondo

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I 50 migliori ristoranti del mondo
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Noma CopenhagenCompilata dal periodico «Restaurant magazine», la classifica dei 50 migliori ristoranti del mondo restituisce una fotografia aggiornata delle opinioni e delle esperienze accumulate da 800 esperti internazionali ed è ovviamente il frutto del giudizio soggettivo di questi simpatici ghiottoni. Il risultato deriva da un calcolo matematico dei voti espressi dalla giuria, a loro volta, frutto di esperienze personali e non può essere considerata un dato oggettivo, ma può essere definita, dato anche il numero considerevole dei giudizi raccolti, un undicatore credibile dei migliori posti al mondo dove passare l'intervallo di pranzo o in cui condividere una serata memorabile con una persona a cui si tiene (testo di Renato Corpaci).

Massimo Bottura al lavoroVincitore della classifica di quest'anno è, per la seconda volta, il ristorante danese Noma di Copenhagen (Strandgade 93, 1401 Copenhagen, Denmark. +45 3296 3297).

La motivazione della giuria è: «L'innovativo, geniale e – naturalmente – rivoluzionario approccio di Noma alla cucina ha provocato un terremoto nel mondo della ristorazione. Per esempio, il ristorante ha stravolto il concetto di “stuzzichino” trasformandolo in un entusiasmante varietà di bocconcini che valgono già di per sé la tariffa del volo in Danimarca. Avvalendosi dell'applicazione di innovativi metodi di preparazione, grazie a Rene Redzepi, quello che era soltanto uno stanzone sul porto ha completamente trasformato la percezione culinaria della cucina nordica. Oggi, Noma è un ristorante di incredibile classe, dove accuratezza e passione si riflettono in ogni boccone.»

Dominano la classifica gli americani, con 8 ristoranti; segue la Francia con 7 e la Spagna con 5, con solo tre ristoranti scelti nel Bel Paese. Tra le città, New York e Parigi conducono con 5 ristoranti, Londra, 2, allo stesso livello di Mexico City, San Sebastián, Stoccolma e Tokyo. Una piccola soddisfazione è sapere che tra i primi 5, Osteria Francescana (Via Stella 22, 41100 Modena, +39 059 210 118) tiene altissimo l'onore della cucina italiana.

«Pochi Chef – scrive il periodico – sanno bilanciare l'esigenza di tradizione e modernità con tanta efficacia come Massimo Bottura. Un pasto all'Osteria Francescana può iniziare con un frugale piatto di culatello prima di avventurarsi in pietanze che giocano con la cucina emiliana o la sconvolgono del tutto. “Decostruzione” è un tema ricorrente, ma l'ambiente del ristorante, che si è guadagnato la terza stella della Guida Michelin l'anno scorso, è, nonostante tutto, rilassante, informale e alla mano».

Ben due ristoranti spagnoli hanno occupato il secondo e il terzo posto della classifica, con un ristorante brasiliano, prima officina extracomunitaria, al quarto posto.

Massimiliano Alajmo
Paolo Lopriore

Bisogna percorrere oltra 30 posizioni per trovare un altro italiano al trentaduesimo posto. È il ristorante Le Calandre, (Via Liguria 1 35030 Sarmeola di Rubano, Padova, Italy +39 049 630303), di Massimiliano Alajmo.

«La cucina di Massimiliano Alajmo – scrive ancora “Restaurant magazine” – è campagnola, rustica e indisponente quanto più vi possiate immaginare. È tradizionale ma con un pizzico di stravaganza – una spruzzata di liquerizia sul risotto, per esempio – ma mai ordinaria. Non è neppure estrema: invece di sfidare la percezione prandiale della cucina d'alta classe, è semplicemente affondata in tutto ciò che ha un buon sapore».

Altri 14 posti è dove si è piazzato il ristorante Il Canto, (Hotel Certosa di Maggiano, 82/86 Strada di Certosa, 53100 Siena, +39 0577 28 81 80), con la seguente motivazione.

«Tranquillamente installato nell'antica cucina di un convento certosino, Paolo Lopriore [“nomen est omen"] sfida le ire dei più incalliti tradizionalisti toscani, con impegnativi, e concettuali piatti che sono spesso concepiti per stupire. Potrebbe capitarvi di partire con dei classici toscani, come la ribollita o il tonno coi fagioli, ma dopo non si sa cosa possa accadere. Lopriore ama ingaggiare il palato e la sua cucina può apparire antagonistica, ma sempre interessante e memorabile».

Volendo scendere al di sotto dell'élite dei 50 migliori, si trovano altri italiani eccellenti, alcuni spinti qui da nuove scoperte della giuria, qualcuno approdato in questa anticamera proprio in virtù della propria eccellenza. Ecco perciò il ristorante Cracco, di Milano, al cinquantacinquesimo posto (giù di 22); il ristorante Combal Zero, di Torino, cinquantanovesimo (giù di 31 posizioni); il ristorante Dal Pescatore, di Mantova, al settantesimo (giù di 32); Piazza Duomo, di Alba, all'ottanntanovesimo (new entry).

Elena ArzakInfine, il premio messo in palio da Veuve Clicquot per la migliore chef donna – «che riflette gli attributi di innovazione, creatività e determinazione» di una grande femmina, la “Vedova", appunto – è stato attribuito quest'anno a Elena Arzak, chef del ristorante omonimo, ottavo della lista dei migliori al mondo, a San Sebastian, nella Spagna basca. Arzak è quarta generazione di una stirpe di ristoratori che ha iniziato l'attività nel 1897, partendo da una cucina casalinga per raggiungere il top dell'eccellenza, confermata da tre stelle della Guida Michelin (primo ristorante in Spagna a riceverlo) e la costante presenza tra i primi dieci ristoranti della classifica dei migliori 50.

«Elena – motiva la giuria – si è conquistata un rispetto internazionale per il suo avanzato approccio in costante evoluzione, basato sulla ricerca e sulla sperimentazione di una cucina dei sapori. Con una dedizione mono-maniacale per Arzak e per la sua cucina basca d'autore, Elena dirige, non soltanto un ristorante in crescente espansione ma, lavorando in tandem con suo padre, il glorioso Juan Mari, si è assicurata che sia riconosciuto come uno dei più autorevoli ristoranti del mondo contemporaneo».

Sperando di fare cosa gradita, riportiamo la lista dei migliori 50 ristoranti del mondo, presa tale e quale dalla pagina del «Restaurant magazine».



 

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