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Da Sankt Moritz al Polo

Sankt Moritz, la ridente località dell'Engadina, è notoriamente allietata dalla presenza di quei piccoli incantevoli laghi che accompagnano la valle, dal Passo del Maloja, in direzione Est-Nord-Est, a una quota costante di circa 1800 metri. È una posizione invidiabile che permette alle residenze poste sulle pendici settentrionali di essere irradiate dal sole anche con il termometro fisso su temperature “polari”. Quando i laghi gelano, formando una crosta compatta di sessanta centimetri di spessore, è allora che comincia la festa (foto di Cristina Risciglione).

foto © Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
Shainee Gabel foto © Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
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foto © Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati
foto © Cristina Risciglione - Tutti i diritti riservati

Il gioco del polo è un derivato moderno dell'aristocratico “chovgan”, oggi residuale nelle località in cui è stato originato nel VI sec. a.C.: Azerbaijan, Iran and Uzbekistan. Si dice che il nome “polo” derivi dal tibetano “pulu”, che significa “palla”. È un gioco a squadre che si disputa a cavallo su un campo di 274 metri per 146 alle estremità delle quali si trovano le porte.

Le squadre sono composte da quattro cavalieri. Il gioco consiste nello spingere con una mazza una sfera di plastica compatta nella porta della squadra avversaria. I match durano solitamente un paio d'ore frazionate in quattro tempi (chukka).

Gli europei hanno imparato a praticare il “Gioco dei Re” in India dove si era diffuso già nel Medio Evo, durante il dominio imperiale britannico. Importato in Europa, a loro volta gli inglesi emigrati in Argentina e in Australia lo hanno diffuso, creando degli importanti “poli” di appassionati. Oggi i giocatori argentini e australiani ingrassano i ranghi delle più forti squadre del mondo.

I cavalli impiegati nel polo sono di una razza allevata quasi esclusivamente per il gioco. Si tratta di esemplari di dimensioni ridotte che misurano da 150 a 165 cm al garrese, anche se il termine “pony”, attribuito a questi esemplari, è da considerarsi improprio. Sono particolarmente adatti per essere portati alla briglia con una mano sola, affidabili in repentini partenze e arresti, inversioni di rotta e galoppi ventre a terra. Ogni giocatore ne ha a disposizione da 2 a più di quattro, da montare a turno e cambiare tra un “chukka” e l'altro.

Il campo del polo invernale è più piccolo (40 metri per 80), la palla più grande e gonfiata ad aria e le partite sono più brevi (circa un'ora frazionata in quattro tempi) in virtù delle ridotte dimensioni del campo da gioco. Ne risulta un gioco più divertente, veloce e spettacolare, che non obbliga il pubblico a lunghe esposizioni ai rigori del gelo polare che si sperimenta in Engadina. Il colore delle divise, il manto dei purosangue creano un vivace contrasto sul bianco candido della neve, con lo sfondo caratteristico della località alpina. Un contesto molto suggestivo e fotogenico.

Il torneo di Snow-Polo di Sankt Moritz del 2015 e stato vinto per la terza volta consecutiva dal team Cartier, capitanato dall'australiano Johnathan Munro Ford che entra a pieno titolo nella Hall of Fame del campionato.

Cartier ha letteralmente sbaragliato il team BMW capitanato a sua volta dall'italiano naturalizzato monegasco Rommy Gianni. Entrambi i team sono stati gratificati con i ricchi premi (è il caso di dirlo) elargiti, tra gli altri sponsor, dalla maison del lusso: una lussuosa penna per i secondi classificati e un orologio a testa per i vincitori, oltre a una bottiglia di Perrier-Jouét, che fa sempre piacere, e naturalmente al prestigioso trofeo.

Terzo classificato il team Badrutt's Palace Hotel, capitanato dall'irlandese Richard Fagan, che ha battuto il team Trois Pommes, capitanato dallo svizzero Tutti Wolfenberger.

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