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Home Sport AUTOMOBILISMO A due argentini la Mille Miglia 2015

A due argentini la Mille Miglia 2015

L'equipaggio più simpatico è costituito dal duo belga-olandese composto da Matthias Joel Laqueur e Davis De Munter, che sfreccia (si fa per dire) alla prima variante del circuito di Monza su una Fiat Topolino 500 C Belvedere, con una catasta di scatole di pizza che spunta dal bagagliaio.


Siamo circa a tre quinti di una sfilata di vecchi quanto gloriosi allori che costituiscono l'eredità di una antica tenzone, giocata al limite delle possibilità tecniche del tempo, da un pugno di case automobilistiche. Alfa Romeo, BMW, Ferrari, Maserati, Mercedes Benz, Aston Martin, Porsche, escludendo le officine e le carrozzerie indipendenti che partecipavano con lo stesso, se non maggiore spirito agonistico, si sono confrontate nel corso di circa trent'anni, comprendendo anche l'interruzione dovuta allo scoppiare della II Guerra mondiale, dal 1927 al 1957.

Foto © 2015 Renato Corpaci - Tutti i diritti riservati
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A parte l'eccezione di cui sopra, i piloti sono quasi tutti attempati signori abituati a guidare automobili con il cambio automatico, che imboccano in generale la variante con una marcia troppo alta e perdono tempo in uscita a rimediare litigando con frizioni, leve e ingranaggi totalmente estranei ai precisi e docili apparati comuni alle auto di oggidì.

Poco male. Sul circuito più famoso del mondo, aperto in via eccezionale alla sfilata della 1000 Miglia, assistiamo a una gara di regolarità giocata sul filo del decimo di secondo. Non velocità pura ma passaggio ai controlli prestabiliti allo scoccare del cronometro.

La corsa storica resuscitata nel 1977 si svolge su un percorso ad anello della vecchia corsa di velocità che, partendo da Brescia, percorre la Pianura Padana fino a Rimini, segue la costa adriatica fino ad Ancona, si avventura all'interno della Penisola, toccando L'Aquila per giungere a Roma. Il ritorno si svolge sul percorso della splendida via Cassia, tocca le città di Siena e Firenze, prosegue per il Passo della Futa fino a Bologna, Modena, Cremona, Manerbio e giunge infine in viale Venezia a Brescia, da dove era partita.

L'estemporanea deviazione monzese, con giro di pista sul percorso “storico” di dieci chilometri, che comprende il giro sull'anello d'alta velocità, è stato voluto quest'anno in funzione della concomitante Esposizione Universale di Milano.

Nei suoi trent'anni di esistenza, la vecchia corsa competitiva aveva mietuto in totale 56 vittime. Gli annali registrano che l'auto più veloce di sempre – una BMW 328 guidata dalla coppia Huschke von Hanstein/Walter Bäumer – nel 1940 completò il percorso a una media di 166,723 Km/h. Non possiamo fare a meno di collegare questa performance, così incredibile per i tempi, all'enorme influenza che la Germania nazista era in grado di imprimere sul suolo natio. Anche perché dopo la ripresa della competizione nel 1947 si dovette attendere il 1955 per ritrovare una prestazione paragonabile, dovuta più che altro a un'innovazione epocale nel campo delle corse “stradali”, poi adottata regolarmente nei rally. La coppia Stirling Moss/Dennis Jenkinson su Mercedes-Benz 300 SLR percorse in ricognizione l'intero tracciato della corsa sei volte, per registrare su un taccuino le informazioni rilevanti sui punti più impegnativi della strada, prima di allinearsi al via. La sua velocità media di 157,650 Km/h è rimasta fin d'allora ineguagliata.

Se da un lato lo spettacolo era entusiasmante, dall'altro, a nessuno può sfuggire il pericolo associato a simili velocità tenute su dei percorsi stradali, senza protezioni per i piloti e, soprattutto, per il pubblico. Nel 1957 la Ferrari 335 S di Alfonso de Portago ed Edmund Nelson uscì di strada per una gomma usurata, tra Cerlongo e Guidizzolo, a 25 chilometri da Mantova, uccidendo sul colpo l'equipaggio e nove spettatori, tra cui cinque bambini.

Questa tragedia consigliò di porre uno stop alle gare automobilistiche stradali.

La rievocazione storica a cui assistiamo oggi è occasione per un ristretto numero di persone di condividere una passione tanto elegante quanto dispendiosa. Questi signori e signore annualmente convergono a Brescia e sfidano il cronometro, unitamente al meteo e alla tenuta dei bulloni, su alcune delle più belle strade d'Italia, in nome di un sogno romantico che, ahimè, non ha più attinenza con la realtà: l'ideale del progresso meccanico associato alla velocità e al rischio.

Al termine di 84 prove cronometrate, di cui 76 tradizionali e 8 a media imposta, a presentarsi per prima al traguardo di Viale Venezia a Brescia è stata la coppia di argentini composta da Juan Tonconogy e Guillermo Berisso, sulla Bugatti T 40 numero 33 del 1927. Secondi classificati Andrea Vesco e Andrea Guerini, su FIAT 514 MM numero 66 del 1930; terzi, Ezio Martino Salviato e Caterina Moglia, sulla Bugatti T 40 numero 40 del 1928.

Se è lecito esprimere un appunto ai partecipanti, la visione di tanti copiloti protendere il loro cellulare per riprendere la pista è uno spettacolo antiestetico che uccide quel poco di poesia che rimane in una vecchia tradizione. Insomma, signori, un po' di contegno...

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