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Camino de Santiago - Camargue

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Erano anni che Cristina avrebbe desiderato visitare la Camargue, dove Renato, peraltro, è gia passato altre volte (con questa fanno quattro), a partire da una mitica visita in occasione del celebre Festa di Les Saintes-Maries-de-la-Mer, nell'ormai lontano 1975, celebrazione nota anche come il “Festival degli Zingari”. Comunque passarci fa sempre piacere. Questa volta  vi faremo tappa due notti, anche se consigliamo vivamente a chi può di pianificare una settimana di vacanza.

Les Saintes-Maries-de-la-Mer è una località molto frequentata, specialmente nella stagione estiva, e non è facile trovare allogio. Con l’aiuto dell’Ufficio del Turismo troviamo una sistemazione economica e confortevole chez Robert Compte che ha un bed & breakfast a circa 9 km all’interno (costo della camera 40 euro a notte, più 0,60 di tasse di soggiorno a notte e 6 euro a testa per la prima colazione), Route de Cacharel, tel 04 90 97 56 11. Il posto è tranquillo, silenzioso ed immerso nella natura.

Chez Robert ComptePreso possesso della camera, ritorniamo a Les Saintes-Maries-de-la-Mer e, prima di tutto, ci fermiamo in un baretto per concederci una birra e mangiucchiare qualcosa, dopodiché iniziamo la visita del paese.

Camminiamo per le stradine, visitiamo la chiesa-fortezza dedicata Les Saintes-Maries-de-la-Mer, (la cui tradizione, ricca di significati mistici ed esoterici, viene trattata a parte, in questo articolo). Cristina sale anche sulla terrazza panoramica, da cui si gode una bella vista sui tetti delle case, sul fiume e sulla campagna circostante.

Eglise-forteresse Nebbia sul litorale
Buttero Gazzetta
Battello fluviale La Taverne Italienne III
Diga foranea Paella

Verso le 18.30 prendiamo una barca che ci porta insieme ad altri turisti a risalire un braccio del delta del Petit Rhône, durata del tragitto h 1:30, costo euro 10,00 a testa. Le prospettive di scattare delle foto interessanti sono ottime.

Nel momento in cui partiamo si alza la nebbia che per fortuna dopo pochi minuti si dirada. Sicché, risalendo il fiume, abbiamo modo di osservare trampolieri e altri volatili locali. Lungo le sponde si possono osservare le tipiche costruzioni dei pescatori, molte trasformate oggi in residenze vacanziere, e ad un certo punto, giunti a un ansa del fiume, ci fermiamo ad osservare un tipico abitante di questa regione: un mandriano a cavallo che scorta al galoppo una piccola mandria di tori e di cavalli. Lo spettacolo è organizzato a beneficio dei turisti, ma tutto si svolge in un'atmosfera ironica e gioviale.

Ceniamo a “La Taverne Italienne III” in Rue Frederic Mistral dove ci servono un'ottima paella.

L’indomani mattina 10 agosto, dopo aver fatto colazione, saliamo in sella alla BMW K1200 GT e ci dirigiamo verso la Palissade, dove si trova il Consorzio Misto per la Gestione del Domaine della Palissade, lungo la strada incontriamo maneggi e mas (masserie). Facciamo una sosta a visitare i bacini delle Saline De Giraud, suggestive, con le caratteristiche grandi vasche dove viene raccolto il sale. Il colore delle vasche è violetto-indaco.

Flamingo Rifornimento
Pioppi Pale eoliche
Quadrupede Plage de Pièmanson

Infine raggiungiamo la Plage de Piémanson, dove c’è il mare. Nel parcheggio adiacente alla spiaggia ci colpisce la presenza di migliaia di roulotte e camper, i cui proprietari sono ora distribuiti sulla spiaggia che ci si apre davanti.

Lasciataci la spiaggia alle spalle, ci fermiamo a rifornire il serbatoio alla stazione di servizio sita nelle vicinanze delle Saline e dopo pochi chilometri sostiamo nell'abitato, in un piccolo esercizio, a bere una birra.

Mancano quindici minuti a mezzogiorno e non servono cibo ai tavoli fino a mezzogiorno. In lontananza abbiamo notato le pale di una centrale eolica. Poiché non sembra lontana, ci convinciamo ad andare a dare un'occhiata, a caccia di inquadrature insolite. Prendiamo a Est per una strada stretta, percorsa da qualche camion e da poche automobili di turisti e arriviamo a un traghetto: Bac de Barcarin. Dopo una breve sosta in coda ci imbarchiamo per andare sulla riva opposta.

Le pale eoliche, viste da vicino, colpiscono, oltre che per la loro mole gigantesca, per la silenziosità del loro movimento che conferisce al luogo, di per sé poco più che insignificante, un'atmosfera di mistero.

Tornati sui nostri passi, riattraversato il braccio del delta sullo stesso traghetto, ci dirigiamo quindi a Ovest, passando per un punto di osservazione da cui ammiriamo i trampolieri, intenti a stanare molluschi, crostacei e affini dall'acqua della vasta laguna che la carta indica come Etang de Vaccares. Sono già le 15:00. Transitando per un posto di ristoro, con annesso spaccio di prodotti locali, ci fermiamo per uno spuntino a base di birra e insalata di gamberetti.

Aigues MortesSuccessivamente ci rimettiamo in moto per raggiungere Aigues-Mortes. Anche qui ci si potrebbe imbarcare per risalire un diverso braccio del fiume Rodano. La cittadina è molto carina, racchiusa all'interno di una cinta muraria, e molto frequentata. Visitiamo la bella chiesa dedicata a Sait Louis che custodisce poche opere d'arte preziose, tra le quali spicca un Cristo crocifitto che ha perso le braccia, disposte con gusto perfetto, a valorizzare l'interno essenziale di questo luogo di culto. Abbiamo poi impiegato il resto del tempo passeggiando per le vie affollate di turisti, visitando negozi e boutique artigianali.

Le Grau du RoiPer cena decidiamo di spingerci fino a Le Grau du Roi, un villaggio di pescatori sorto intorno a un porto-canale, chiuso tra due grandi centri turistici-residenziali un po' abberranti, a causa delle masse di cemento che si indovinano nel profilo delle costruzioni che disegnano l'orizzonte: Port Camargue a Est e La Grand Mott a Ovest. Nel porto attraccano molte imbarcazioni, per lo più pescherecci. Il centro è attraversato da un ponte levatoio che si apre ogni tanto per far passare, in entrata o in uscita, le imbarcazioni dei pescatori, rendendo il traffico automobilistico un vero incubo.

A cena ci fermiamo Restaurant L’Eden. Niente di speciale, dopo tutto.

Il mattino successivo Cristina si alza di buonora, svegliata dal nitrire dei cavalli della Camargue e dai richiami di altri animali lasciati liberi di pascolare. È l’alba. In pigiama esce dalla camera trascinandosi dietro la Nikon. Dietro il bed & breakfast si avventura nei campi, in direzione di uno stagno. La sensazione che prova è piuttosto intensa: il sole sta sorgendo, piccoli pesciolini saltellano sopra la superficie dell’acqua dello stagno. Fotografa un asino “baciato” dai primi raggi di sole, fotografa i cavalli immobili, avvolti in una leggera brina. Un esperienza notevole, anche se in circa 15 minuti viene letteralmente divorata dalle zanzare.



Conclusione: per vedere qualcosa di unico occorre allontanarsi dalle strade battute e puntare decisamente nel fitto della natura selvaggia.

Au revoir Camargue!



 

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