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Camino de Santiago

Article Index
Camino de Santiago
Biot
Camargue
Toulouse
Lourdes
Verso Pamplona
Pamplona
Verso Ponferrada
Santiago
Verso Finisterre
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Il richiamo degli spazi sconfinati, dei territori inesplorati, si era fatto troppo forte perché potessimo ignorarlo ulteriormente. Il 6 agosto, portate a termine tutte le faccende, amministrative e non, che non si potevano lasciare in sospeso, compresa la revisione di un plico di quasi 200 pagine, spenti i computer, radunate le piante in un angolo umido del porticato, ci siamo messi a selezionare gli indumenti indispensabili per tre settimane di vagabondaggio, considerando di dover affrontare le quote elevate dei Pirenei così come il caldo torrido della pianura iberica (testo e foto di Cristina Risciglione e Renato Corpaci).

Obiettivo numero 1: Compiere il tragitto tra Italia  il Portogallo, aderendo il più possibile al tracciato storico dei Pellegrini, tra Sirtori e Cabo Finisterre, passando per Santiago de Compostela.

Nei dintorni di Cabo FinisterreFatto il tagliando alla BMW K1200GT che ci trasporterà lungo i circa 7500 chilometri del percorso. Stivato tutto il bagaglio nel limitato spazio nelle borse laterali, una per Cristina e l’altra per Renato, e del bauletto posteriore, riservato agli oggetti di uso comune; poche cose di immediata reperibilità radunate nella borsa sul serbatoio; il materiale fotografico nello zaino apposito, sulla schiena di Cristina; infine, un limitatissimo residuo, nello zaino, virtualmente vuoto, sulla schiena di Renato; spazio residuo tra il serbatoio e il bauletto posteriore = zero.


 

Maria Grazia e SaverioDomenica mattina 8 agosto ci alziamo, facciamo colazione, chiudiamo  casa e partiamo. Obiettivo: Biot, ora di pranzo.

In linea di massima preferiamo percorrere strade statali e comunque secondarie. Quando i trasferimenti sono molto lunghi però siamo obbligati a servirci della rete autostradale o il tempo a nostra disposizione non sarebbe sufficiente.

Percorriamo dunque a tappe forzate la bellissima autostrada che porta al confine francese, proseguendo quindi verso l'uscita Sophie Antipolis. Pranziamo con gli amici che abitano in Costa Azzurra, nell’entroterra di Antibes.

NomadeNel pomeriggio, abbandonati a noi stessi dai nostri ospiti, resi indisponibili da un'impegno improcastinabile che li terrà occupati per tutta la serata, andiamo a passeggiare per le vie di Antibes trattenendoci a lungo sul molo del grande porto turistico, tra gli yacht e nell'estemporaneo incontro con una stimolante opera d'arte.

La scultura, Nomade, installata sul Bastion Saint-Jaume nell'estate del 2007, all'interno del Porto turistico, è stata concepita dell'artista catalano contemporaneo Jaume Plensa (1955) che oggi vive e lavora a Barcellona e Parigi. Sei tonnellate d'acciaio in cui sono forgiate le lettere che disegnano i contorni di questa struttura di 8 metri d'altezza (vedi articolo a parte).

L'OursinAlla sera andiamo a cena nella Vieux Antibes, Restaurant l’Oursin in Place de la Repubblique, cena a base di ostriche – che Cristina adora – anche se la stagione non sarebbe favorevole: agosto è infatti un mese senza “r”.

L’indomani mattina, dopo colazione, salutiamo i nostri amici, d'accordo di rivederci sulla via del ritorno, e ci rimettiamo in viaggio.



 

 

 

Erano anni che Cristina avrebbe desiderato visitare la Camargue, dove Renato, peraltro, è gia passato altre volte (con questa fanno quattro), a partire da una mitica visita in occasione del celebre Festa di Les Saintes-Maries-de-la-Mer, nell'ormai lontano 1975, celebrazione nota anche come il “Festival degli Zingari”. Comunque passarci fa sempre piacere. Questa volta  vi faremo tappa due notti, anche se consigliamo vivamente a chi può di pianificare una settimana di vacanza.

Les Saintes-Maries-de-la-Mer è una località molto frequentata, specialmente nella stagione estiva, e non è facile trovare allogio. Con l’aiuto dell’Ufficio del Turismo troviamo una sistemazione economica e confortevole chez Robert Compte che ha un bed & breakfast a circa 9 km all’interno (costo della camera 40 euro a notte, più 0,60 di tasse di soggiorno a notte e 6 euro a testa per la prima colazione), Route de Cacharel, tel 04 90 97 56 11. Il posto è tranquillo, silenzioso ed immerso nella natura.

Chez Robert ComptePreso possesso della camera, ritorniamo a Les Saintes-Maries-de-la-Mer e, prima di tutto, ci fermiamo in un baretto per concederci una birra e mangiucchiare qualcosa, dopodiché iniziamo la visita del paese.

Camminiamo per le stradine, visitiamo la chiesa-fortezza dedicata Les Saintes-Maries-de-la-Mer, (la cui tradizione, ricca di significati mistici ed esoterici, viene trattata a parte, in questo articolo). Cristina sale anche sulla terrazza panoramica, da cui si gode una bella vista sui tetti delle case, sul fiume e sulla campagna circostante.

Eglise-forteresse Nebbia sul litorale
Buttero Gazzetta
Battello fluviale La Taverne Italienne III
Diga foranea Paella

Verso le 18.30 prendiamo una barca che ci porta insieme ad altri turisti a risalire un braccio del delta del Petit Rhône, durata del tragitto h 1:30, costo euro 10,00 a testa. Le prospettive di scattare delle foto interessanti sono ottime.

Nel momento in cui partiamo si alza la nebbia che per fortuna dopo pochi minuti si dirada. Sicché, risalendo il fiume, abbiamo modo di osservare trampolieri e altri volatili locali. Lungo le sponde si possono osservare le tipiche costruzioni dei pescatori, molte trasformate oggi in residenze vacanziere, e ad un certo punto, giunti a un ansa del fiume, ci fermiamo ad osservare un tipico abitante di questa regione: un mandriano a cavallo che scorta al galoppo una piccola mandria di tori e di cavalli. Lo spettacolo è organizzato a beneficio dei turisti, ma tutto si svolge in un'atmosfera ironica e gioviale.

Ceniamo a “La Taverne Italienne III” in Rue Frederic Mistral dove ci servono un'ottima paella.

L’indomani mattina 10 agosto, dopo aver fatto colazione, saliamo in sella alla BMW K1200 GT e ci dirigiamo verso la Palissade, dove si trova il Consorzio Misto per la Gestione del Domaine della Palissade, lungo la strada incontriamo maneggi e mas (masserie). Facciamo una sosta a visitare i bacini delle Saline De Giraud, suggestive, con le caratteristiche grandi vasche dove viene raccolto il sale. Il colore delle vasche è violetto-indaco.

Flamingo Rifornimento
Pioppi Pale eoliche
Quadrupede Plage de Pièmanson

Infine raggiungiamo la Plage de Piémanson, dove c’è il mare. Nel parcheggio adiacente alla spiaggia ci colpisce la presenza di migliaia di roulotte e camper, i cui proprietari sono ora distribuiti sulla spiaggia che ci si apre davanti.

Lasciataci la spiaggia alle spalle, ci fermiamo a rifornire il serbatoio alla stazione di servizio sita nelle vicinanze delle Saline e dopo pochi chilometri sostiamo nell'abitato, in un piccolo esercizio, a bere una birra.

Mancano quindici minuti a mezzogiorno e non servono cibo ai tavoli fino a mezzogiorno. In lontananza abbiamo notato le pale di una centrale eolica. Poiché non sembra lontana, ci convinciamo ad andare a dare un'occhiata, a caccia di inquadrature insolite. Prendiamo a Est per una strada stretta, percorsa da qualche camion e da poche automobili di turisti e arriviamo a un traghetto: Bac de Barcarin. Dopo una breve sosta in coda ci imbarchiamo per andare sulla riva opposta.

Le pale eoliche, viste da vicino, colpiscono, oltre che per la loro mole gigantesca, per la silenziosità del loro movimento che conferisce al luogo, di per sé poco più che insignificante, un'atmosfera di mistero.

Tornati sui nostri passi, riattraversato il braccio del delta sullo stesso traghetto, ci dirigiamo quindi a Ovest, passando per un punto di osservazione da cui ammiriamo i trampolieri, intenti a stanare molluschi, crostacei e affini dall'acqua della vasta laguna che la carta indica come Etang de Vaccares. Sono già le 15:00. Transitando per un posto di ristoro, con annesso spaccio di prodotti locali, ci fermiamo per uno spuntino a base di birra e insalata di gamberetti.

Aigues MortesSuccessivamente ci rimettiamo in moto per raggiungere Aigues-Mortes. Anche qui ci si potrebbe imbarcare per risalire un diverso braccio del fiume Rodano. La cittadina è molto carina, racchiusa all'interno di una cinta muraria, e molto frequentata. Visitiamo la bella chiesa dedicata a Sait Louis che custodisce poche opere d'arte preziose, tra le quali spicca un Cristo crocifitto che ha perso le braccia, disposte con gusto perfetto, a valorizzare l'interno essenziale di questo luogo di culto. Abbiamo poi impiegato il resto del tempo passeggiando per le vie affollate di turisti, visitando negozi e boutique artigianali.

Le Grau du RoiPer cena decidiamo di spingerci fino a Le Grau du Roi, un villaggio di pescatori sorto intorno a un porto-canale, chiuso tra due grandi centri turistici-residenziali un po' abberranti, a causa delle masse di cemento che si indovinano nel profilo delle costruzioni che disegnano l'orizzonte: Port Camargue a Est e La Grand Mott a Ovest. Nel porto attraccano molte imbarcazioni, per lo più pescherecci. Il centro è attraversato da un ponte levatoio che si apre ogni tanto per far passare, in entrata o in uscita, le imbarcazioni dei pescatori, rendendo il traffico automobilistico un vero incubo.

A cena ci fermiamo Restaurant L’Eden. Niente di speciale, dopo tutto.

Il mattino successivo Cristina si alza di buonora, svegliata dal nitrire dei cavalli della Camargue e dai richiami di altri animali lasciati liberi di pascolare. È l’alba. In pigiama esce dalla camera trascinandosi dietro la Nikon. Dietro il bed & breakfast si avventura nei campi, in direzione di uno stagno. La sensazione che prova è piuttosto intensa: il sole sta sorgendo, piccoli pesciolini saltellano sopra la superficie dell’acqua dello stagno. Fotografa un asino “baciato” dai primi raggi di sole, fotografa i cavalli immobili, avvolti in una leggera brina. Un esperienza notevole, anche se in circa 15 minuti viene letteralmente divorata dalle zanzare.



Conclusione: per vedere qualcosa di unico occorre allontanarsi dalle strade battute e puntare decisamente nel fitto della natura selvaggia.

Au revoir Camargue!


Un ultimo sguardoL'11 agosto, dopo aver fatto colazione partiamo per Toulouse. A malincuore lasciamo la Camargue, dove ci ripromettiamo di ritornare in un prossimo futuro, magari in automobile, portandoci dietro le biciclette, e per non meno di una settimana. Chissà se ci riuscirà di farlo…?

 

Prendiamo la strada D570 prima e poi la D58 che da Les Saintes-Maries-de-la-Mer porta ad Aigues–Mortes, successivamente imbocchiamo la D62 direzione di Montpellier, città che abbiamo visitato molti anni fa, di cui ricordiamo di aver nuotato in una bella piscina ed di aver passeggiato nel modernissimo centro della città.

Cieli come questi...A Montpellier ci perdiamo, esattamente come ci era capitato la prima volta, ripercorrendo erraticamente gli stessi quartieri. Ci fermiamo a consultare la carte e Cristina in un attimo sparisce  con la macchina fotografica. Quando Renato la ritrova, restano entrambi in contemplazione di uno spettacolo fantastico. Il sole è alto, il caldo è notevole e non c'è in giro un'anima. Sentiamo di essere gli unici testimoni di ciò che ci appare davanti agli occhi. Il cielo si riflette nelle vetrate di un edificio che si affaccia su uno specchio d'acqua e, all'improvviso, è tutto un tripudio di nuvolette e di profondità cosmiche.

Ripartiamo per Tolosa, prendendo la strada n. 109-E11 in direzione di Millau. A Clermont l’Herault, prendiamo la strada D908, passando per Bedarieux e fermandoci per pranzo a Saint Pons de Thomieres.

Una sosta per strada

Proseguiamo per la strada D621 direzione Tolosa, dove arriviamo verso le 16:00. Ci fermiamo a un distributore per comprare delle carte stradali.

Hotel Ours BlancArriviamo a Tolosa e sempre tramite l’immancabile Office du Turism troviamo velocemente una sistemazione confortevole e in pieno centro, all'Hotel Ours Blanc Centre: prezzo della camera euro 63,00 più colazione, euro 7,00 a testa.

Nelle vicinanze ci sono altri tre hotel della stessa catena. Il portiere dell'albergo, motociclista egli stesso, per pura gentilezza, si rende disponibile ad ospitare la nostra moto sul retro della reception di uno degli altri hotel, senza fare bene i conti, a parte la paradossalità di entrare in moto dalla porta principale dell'albergo, con le dimensioni del mezzo che non riuscirebbe a raggiungere lo spazio Ringraziamo ma decliniamo l'offerta. Il marciapiedi di fronte all'albergo ci sembra una sistemazione più che adeguata. Molliamo quindi finalmente borse, giacche, caschi e ci avventuriamo nell'esplorazione di Toulouse.

Entrecôte di nome e di fatto

Il centro della città è molto carino, attraversato dal corso della Garonne, che arricchisce la città, lungofiume sfruttato per la stagione estiva in modo da offrire ai residenti uno sfogo per sfuggire alla calura e all'afa. Anche a Tolosa è possibile visitare la città dall'acqua. Vagando a caso per i vicoli della città vecchia arriviamo alla Basilica di Saint Sernin, luogo di pellegrinaggio collegato al Camino de Santiago de Compostela, dove, ahinoi, ci sbarrano il passo. Sono infatti le 18:00, orario di chiusura.

Di sera andiamo a cena in un posto spettacolare, ci fermiamo in un locale che si chiama “L’Entrecôte”, per entrare bisogna attendere in coda, ma il posto è capiente, il flusso scorre abbastanza velocemente, e ne vale la pena! Ordiniamo appunto due entrecôte molto abbondanti, con patatine fritte, due dolci, due birre, totale: euro 50,00 in due. Ben spesi.

Basilica di Saint Sernin

Il mattino seguente (12 agosto), dopo aver fatto colazione andiamo a visitare la Basilica di Saint –Sernin, è dedicata ad un vescovo (Saturnin), primo vescovo e martire di Tolosa, ed è una tappa fondamentale per chi si dirige verso Santiago de Compostela. L’Unesco ha dichiarato questa chiesa Patrimonio dell’Umanità.

Cité de l'Espace

A Tolosa si trovano due punti di riferimento interessanti per chi ama l'arte ma non disdegna uno sguardo alla tecnologia: la Citè de L’Espace e la Fabbrica degli Airbus. Decidiamo, per questa volta, di dedicarci alla Citè de L’Espace che si trova nella periferia Est di Tolosa. La strada per arrivarci è ben segnalata. Biglietto di ingresso euro 22,00 a testa. riusciamo a lasciare la borsa del serbatoio e le giacche in biglietteria. I caschi sono saldamente assicurati alla sella della BMW con un robusto cavo d'acciaio intrecciato.

Il centro è molto grande, organizzato in maniera simile alla parigina Cité de la Science, con un occhio di riguardo ai visitatori più giovani e alle famiglie. Interessante la visione di un filmato tridimensionale che documenta la spedizione internazionale che ha avuto lo scopo di svolgere attività di manutenzione al telescopio spaziale Hubold. Nel giardino, ci sono i modelli in scala 1:1 di diverse navicelle spaziali e persino un modello sella Soyuz. Bilancio della visita: interessante, ma non siamo sicuri che ci piacerebbe ritornarci.

Pranziamo nel perimetro dell'esposizione. In mancanza di qualcosa di più appetibile, ci accontentiamo di due gelati confezionati. Quindi ci avviamo, in direzione di Lourdes, nostra prossima tappa.


 

 

 

Lourdes

Uscendo da Tolosa, che aggiriamo da Sud, sulla trafficata tangenziale, prendiamo la strada 117, in direzione Tarbes - Lourdes.

Arriviamo verso le 17.00, dopo aver fatto una sosta tecnica per rifornire il serbatoio e per bere qualcosa. Dopo una breve sosta all'Ufficio del Turismo, alla fine propendiamo per l’Hotel Le Majestic, indicatoci dal portiere dell'Hotel di Tolosa (sempre lui) con la promessa di un 20% di sconto quale incentivo a soggiornare in un albergo della stessa catena dell'Hotel Ours Blanc. Le Majestic si trova in centro ed è stato da poco ristrutturato. Quando arriviamo, dietro il banco c'è una ragazza, che ci accoglie. Alla sera, quando torneremo in albergo, ci sarà sempre lei e, quando partiremo, in tarda mattinata, sempre lei. (Chissà se rassetta anche le stanze...?)

Lasciamo le borse e l'equipaggiamento in camera e ci dirigiamo per una prima visita al Santuario e alla Grotta. Lourdes, è diventata un punto di riferimento spirituale in seguito delle apparizioni testimoniate da Bernadette nel febbraio del 1858. È un posto molto interessante, se non altro da un punto di vista antropologico, dove anche le persone che non sono religiosamente orientate possono provare edificanti sensazioni ed essere indotte alle interessanti riflessioni che descriviamo nell'articolo Welcome to Lourdes!.

E’ incredibile osservare la massa di fedeli che passano da qui, che partecipano alle varie cerimonie che in programma ogni giorno, a ciclo continuo, in varie lingue: le più diffuse, oltre al francese, sono l'italiano, lo spagnolo, il portoghese, il polacco e via via moltissime altre, comprese alcune lingue asiatiche. Tutte le sere alle 21:00 si svolge la “processione mariana” con le fiaccole. Alle 17:00 invece c’è la processione eucaristica.

I santuari sono aperti tutti i giorni dell’anno 24 ore su 24.

Lourdes è un posto interessante anche sotto molti altri aspetti. È situata alle pendici dei Pirenei, è molto verde ed è attraversata dal fiume Gave de Pau. Oltre ai Santuari si può visitare il Castello con il Museo annesso, si può salire sulla funicolare del Pic du Jer, da cui si gode un bel panorama, si può visitare il Museo delle Cere, il presepe animato, la Piccola Lourdes in miniatura...

Nel giro di 50 km da Lourdes si possono visitare alcuni luoghi spettacolari, tra questi il Circo di Gavarnie, dichiarato dall’Unesco patrimonio mondiale dell'Umanità. Si tratta di una muraglia che si innalza sino a 3248 metri fino al Pic del Marborè, la cascata più grande d’Europa. Il Pic du Midi de Bigorre con il suo Osservatorio, si trova invece a 2877 metri di altitudine, da cui si gode una vista spettacolare sui Pirenei. Con i suoi 45.000 ettari, il Parco dei Pirenei è un territorio ancora incontaminato in cui è possibile osservare camosci, rapaci e marmotte.


 

Da Lourdes a Pamplona

Il 13 agosto, in tarda mattinata, partiamo direzione Pamplona.

Da Lourdes abbiamo preso la strada D937, direzione Lestelle Betharram, successivamente diverse strade minori ci hanno portato alla D35 direzione Arudy. Ci siamo a volte fermati a chiedere qualche indicazione ai locali, in quanto i cartelli stradali non sono sempre coerenti. Un signore francese che ci ha visto armeggiare con la carta stradale, si è rivolto a noi in un italiano abbastanza corretto. Abbiamo così scoperto che era di origini italiane, dato che i suoi genitori si erano rifugiati sui Pirenei ai tempi della guerra.

Au Bon Coin, uno spuntino per riprendersi e per fare il punto
30 centesimi meno che in Francia!

Arrivati ad Arudy abbiamo imboccato la D918 direzione St Christau e ci siamo fermati a pranzo in un posto simpatico in montagna: “Au Bon Coin” a Lurbes Saint Christau. Nel pomeriggio abbiamo proseguito per la D918 Direzione Arette, successivamente siamo passati alla D132 che ci ha portato al passo, Col de la Pierre St Martin, dove abbiamo passato il confine tra Francia e Spagna.

Abbiamo percorso una tipica strada di montagna, tortuosa e in molti punti abbastanza stretta, non dissimile da molti passi alpini.

Attraversando per la prima volta i Pirenei, e riattraversandoli sulla via del ritorno, abbiamo avuto modo di apprezzarne i colori della natura e i villaggi che si inseriscono nel paesaggio mantenendo per lo più uno stile coerente. Inutile dire che i Pirenei si prestano alla pratica di molteplici attività sportive, come, trekking, canoa, sci. Vi si trovano rinomate località termali ed è possibile visitare cavità rupestri caratterizzate da formazioni calcaree suggestive: stallatiti e stalagmiti.

Superato il confine abbiamo iniziato la discesa per la Valle del Roncal, percorrendo la strada NA 137. Sul versante spagnolo la strada è completamente diversa da quella francese, in Francia la strada di accesso al passo non è molto larga e si arrampicava sulle montagne con tornanti e rampe piuttosto ripide, sino a raggiungere il colle di valico, in Spagna la strada è larga e degrada dolcemente in discesa e la percorriamo abbastanza velocemente.

Un discorso a parte merita la guida. È chiaro che i percorsi in montagna, meglio se tortuosi e ripidi, rappresentano il terreno ideale per ogni appassionato motociclista. Su queste salite, la BMW K1200GT, può esprimere al meglio  l'esuberanza che le deriva dai suoi 153 CV di potenza, nonostante il discreto peso. Renato calcola che, tra il peso della moto, di se stesso, del passeggero e dell'abbondante bagaglio, sui tornanti del Colle, il motore abbia spinto fino al Passo non meno di 500 kg di peso, senza mostrare un minimo sintomo di affaticamento.

Per quello che riguarda i pneumatici, una menzione meritano anche i pneumatici Michelin (Road Pilot II, variante B al posteriore). Renato non ha mai sperimentato gomme più maneggevoli e veloci a piegarsi per affrontare qualsiasi tipo di curva, dai tornanti di queste strade ai curvoni veloci dell'autostrada A10 Genova-Ventimiglia, con un grip sempre affidabile e preciso.

Sul versante francese, esposto a Nord, il cielo nuvolo e temperature più basse hanno messo alla prova il nostro equipaggiamento “medio”. Il tempo in Spagna è sereno, temperature più calde e cielo azzurro. Ci troviamo in Navarra. Dev’essere una bella regione. Ci troviamo in territorio basco e le indicazioni sono scritte in entrambe le lingue. Occorre sottolineare che il basco, per il resto di noi europei, è veramente una lingua incomprensibile.

Ci dirigiamo così verso Pamplona (Iruna in Basco). Ad un certo punto la strada s'interrompe, probabilmente per lavori, per cui veniamo indirizzati su una strada alternativa, forse anche più panoramica di quella che stavamo discendendo.


 

Pamplona

Arrivati a Pamplona, ci dirigiamo verso il centro, che è zona pedonale. Parcheggiamo temporaneamente la moto, e cerchiamo l’Ufficio del Turismo. A differenza degli Uffici del Turismo francesi, in Spagna non si mettono al telefono per trovarti un alloggio; ci permettono semplicemente di consultare un book. Non conoscendo bene la città, prendiamo la mappa e a piedi decidiamo di trovare da soli la sistemazione che fa al caso nostro.

Stravolto...

Scartiamo una pensione non molto cara, perché c’e un odore molto forte di deodorante. Cristina è abbastanza difficile in certe situazioni: detesta categoricamente fumo, rumore, aria condizionata e odori particolari. Insomma, ha le sue idiosincrasie... Su tutto il Camino de Santiago non è difficile trovare alloggio, ma bisogna adattarsi. Del resto, forse, anche, qui c'è qualcuno che approfitta della situazione per speculare sui pellegrini... Poco, poco...

Non sembravano male due hostal: Hostal Bearan in San Nicolas 25 e l’Hotel Castillo de Javier sempre in San Nicolas al 50-52, purtroppo non hanno camere disponibili. Troviamo quindi da dormire in un albergo a tre stelle, Hotel Europa, in Espoz y Mina 11, a un passo dall'Arena: bello, nuovo e confortevole. Camera con colazione euro 94,00. Non è poco ma, al diavolo, avremo modo di recuperare.

Come al solito scarichiamo le borse e iniziamo la visita del centro della città, che ci appare diversa dalle aspettative. Pamplona è famosa in tutto il mondo per la festa di San Firmino, dove i tori corrono per le strade inseguiti o preceduti da dei pazzi scatenati. Gli spagnoli amano il brivido.

In tutto il centro storico, il tracciato dell'Encierro è segnato dai cartelli rossi che indicano le curve o ne riassumono l'intero percorso. Diversi esercizi commerciali che hanno la vetrina sulla strada espongono le fotografie più spettacolari e cruente.

L'Encierro si interseca con un secondo virtuale sentiero; ne  cominciamo a scorgere le tracce nei cartelli che indicano il Camino de Santiago de Compostela.

L’impianto elettrico, per lo meno nel centro cittadino, lascia veramente a desiderare. I cavi dell'elettricità e del telefono penzolano preoccupantemente dai muri, agli angoli delle strade e si attende soltanto che qualcuno si decida a farsi avanti per proporre al Comune una ristrutturazione generale dell’impianto. Il nostro amico Stefano Mascarini, che si è occupato dell'impianto elettrico di casa nostra, qui avrebbe da fare bene.

Plaza del Castillo San Cernin

Alla sera ci rechiamo nella via vicino a Plaza del Castillo dove si trovano diverse taperia, trattorie. Ci fermiamo al Bar Okapi, posto simpatico, dove ci lasciano stare da soli in una saletta e dove Renato consuma la miglior ventresca di baccalà marinato che gli sia mai capitato di assaggiare. Carina anche la cameriera...

Il giorno seguente, prima di partire, facciamo ancora quattro passi per la città. Ci fermiamo in una libreria e ci procuriamo la carta stradale e una pubblicazione con l’itinerario completo del Camino de Santiago de Compostela.

Pamplona deve essere sicuramente molto suggestiva durante la festa di San Firmino. Cerchiamo di immaginarci la confusione che si scatena in quei giorni – turisti provenienti da tutto il mondo che affollano i vicoli e le piazze, ubriachi vestiti di bianco e di rosso che si aggirano per le strade in cerca di un toro da cui farsi incornare – ed è strano constatare che invece ora tutto è tranquillo e che la gente si comporta come se questa fosse una città assolutamente normale...

Purtroppo, durante il nostro passaggio la Cattedrale stava subendo radicali lavori di restauro e non ci è stato consentito di visitarla. Consigliamo di non perdervi la bella Plaza del Castillo con lo storico Cafè Iruna, la Chiesa di San Saturnino o San Cernin, la Chiesa di San Fermin de Aldapa, il Portal de Francia e il Portal de San Nicolas, la Plaza de Toros...

La Navarra in generale promette di essere molto bella; oltre alle cittadine “medievali” ci sono vallate particolari, come Foz de Lumbier, una piccola gola situata nel Pireneo navarrese, scavata dal fiume Irati sui calcari dell'estremo occidentale della Sierra de Leire, vicino al paese omonimo, la desertica zona della Ribera, e nelle vicinanze di Pamplona, a Carcastillo, si trova l'antico Monasteiro de la Oliva.

E anche qui bisognerà tornarci...Il nostro obiettivo è di trovarci a Santiago, che dista ancora oltre settecento chilometri, il giorno di Ferragosto. È domani e si sta facendo mezzodì. Sarà meglio affrettarsi...


 

Lasciamo Pamplona, quindi, con l'intenzione di fare tappa nel punto più a ridosso di Santiago che riusciremo a raggiungere.

Tralasciamo quindi di visitare Burgos e Leon, graziose citta monumentali che abbiamo già visitato durante il nostro primo Tour del 1999. L’altopiano della Meseta è bellissimo. Si procede a una quota media di circa 1000 metri ma l'impressione è di attraversare una pianura. Il tempo è bello, fa caldo ma, nello stesso tempo, la temperatura è confortevole. La natura è fantastica. Cristina non ha mai visto piantagioni così estese di girasoli; e che girasoli! E comunque i campi di girasoli sono uno dei soggetti fotografici a lei più graditi.

L’autostrada segue l'andamento irregolare del terreno, il che ci permette di osservare uno paesaggio spettacolare. Il Camino de Santiago corre poco distante e si vedono a tratti gruppi di pellegrini che procedono in bici e a piedi. L’autostrada è quasi tutta senza pedaggio.

Ogni tanto usciamo dal percorso rettilineo dell'autostrada per percorrere alcuni tratti sulla strada statale. Ci fermiamo in un punto dove incontriamo un pastore con il suo gregge di pecore a bordo strada, scambiamo qualche parola anche se abbiamo grosse difficoltà di comunicazione. L'uomo ci consiglia di fermarci a pranzo in un posto di ristoro frequentato da camionisti: “Restaurante El Chocolatero”. Vi troviamo altri motociclisti.

Dopo pranzo riprendiamo il Camino, Cristina vorrebbe fermarsi ogni 5 minuti per fotografare qualcosa, ma il percorso è lungo e occorre focalizzarsi sulla meta da raggiungere.

«Ho imparato – dice Cristina – a scattare foto anche in movimento, direttamente dalla moto, con una piccola macchina digitale Sony. Alcune riescono bene. A furia di mettere e togliere i guanti ad un certo punto mi sono accorta di non avere più la fede. Renato ed io ci siamo sposati lo scorso 24 luglio. Questa vacanza però non è il nostro viaggio di nozze, che faremo il prossimo inverno. Ci siamo fermati in una area di servizio dopo pranzo e mi sono accorta di non avere più l'anello. Persa al ventesimo giorno di matrimonio. Seduta sul sellino della BMW tra me e me pensavo, “Ecco, sono stata a Lourdes e ho perso la “fede”...»

Lo smarrimento dell'anello di Cristina ci è costato circa un'ora di inutili ricerche, nella speranza vana che fosse avvenuto nel piazzale in cui ci siamo fermati a rifornire il serbatoio e non, come teme Cristina, in corsa.

Continuiamo quindi un po' abbacchiati, e ci fermiamo a Ponferrada, dopo Leon a circa 250 km da Santiago. È stata una tappa lunga e sta facendo buio. D’altra parte meta principale di questo viaggio è il Portogallo, che pero è ancora molto lontano. Meno male che sia Francia, che Spagna e Portogallo, ad eccezione delle aree urbane, hanno molta campagna e la vista del paesaggio compensa un poco della fatica del viaggio.

Ponferrada, che doveva essere solo un posto per dormire, si rivela un'attraente centro, una città che è anche una località turistica.

Troviamo alloggio all’Hostal San Miguel: camera euro 39,00. La stanza non è proprio un gran che, ma la gente è simpatica e collaborativa al massimo. Alla sera andiamo a cena nel centro storico, che è zona pedonale, e ceniamo all'aperto, in un locale carino, sotto le mura: “Restaurante – Taperia Las Cuadras”.

L'indomani, 15 agosto, partenza per Santiago.


 

Considerato che non manca molto, circa 250 km, e dopo la tirata del giorno precedente, decidiamo di coprire la distanza tenendoci il più possibile vicini al Camino, molto più bello e a misura di paesaggio.

Peccato che in questo momento della sua vita Cristina non possa permettersi di prendere un mese e mezzo o forse meglio due mesi di vacanza. Non sarebbe male percorrere il Camino a piedi, partendo da St Jean-Pied-de-Port, appena sopra Roncisvalle in Francia fino a Cabo Finisterre in Spagna.

Qui sotto: Cervantes

Alcuni amici, l’anno scorso, hanno completato l'intero percorso in bicicletta in circa due settimane. E’ bello osservare le persone che in gruppo o in solitario percorrono il Camino, sia a piedi che in bici o anche con altri mezzi, tipo un asino, con cane a seguito.

L’atmosfera è calma, il tempo sembra quasi essersi fermato o almeno aver rallentato molto. Per pranzo ci fermiamo in un posto molto bello sulla strada, dove mangiamo divinamente. Nel pomeriggio arriviamo a Santiago. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, troviamo da dormire all’Hotel Pr Alameda, un due stelle molto carino, a un passo dal parco e vicinissimo al centro. Costo della camera, spaziosa, con un bagno pulito e altrettanto spazioso: euro 54,54.

Andiamo a passeggiare per i viali del parco, da cui si gode, a detta della titolare della pensione, la più bella vista della Cattedrale di Santiago. Quindi scendiamo in centro, ci avventuriamo tra i vicoli ed entriamo in Plaza do Obradoiro su cui si affacciano anche il Palacio de Rajoy, sede della Giunta della Galizia, il Colegio de San Jerónimo e il parador Hostal De los Reyes Catolicos.

Fa caldo, il cielo è blu, le persone sono sdraiate per terra, chi stanco per aver percorso il cammino a piedi o in bici, chi semplicemente per prolungare il compiacimento di aver concluso un'impresa memorabile. Da quella posizione supina fotografa la piazza, la Cattedrale e la gente. E’ interessante osservare come si comportano i gruppi di persone che entrano nella piazza, magari dopo giorni di cammino, giunti finalmente alla meta di un percorso che non è solo turistico.

Dopo aver visitato la Cattedrale facciamo un giro a piedi per le vie del centro, ci fermiamo a prendere una birra. Vicino a noi sono seduti due viandanti nordici, probabilmente scandinavi, che ingollano boccali di birra da litro come se fossero bicchierini e fumano come dei turchi. Il loro linguaggio incomprensibile è un po' impastato. Alla fine se ne vanno barcollando. La Spagna e il Portogallo sono due paesi affascinanti, peccato che sia ancora permesso fumare nei locali pubblici. Da questo punto di vista abbiamo un po' sofferto.

Alla sera andiamo a cena al Restaurante “A Vosa Casa”, ma nonostante l'insegna rassicurante non siamo rimasti soddisfatti. Il giorno seguente invece facciamo colazione in una piccola pensione con bar, 25 de Julio, gestita da un ragazzo amante di viaggi e di fotografia.


 

Eccoci a un passo dal completamento della prima fase del nostro lungo viaggio verso il paese dei Lusitani. Stiamo percorrendo gli ultimi chilometri della strada che da Santiago porta a Cabo Finisterre, reale termine del Camino de Santiago di Compostela. La strada si snoda nella boscaglia e, nei tratti esposti, il vento atlantico che soffia da Nordovest ci costringe e progredire un po' piegati sul lato destro.

I pellegrini portano a termine questo percorso, mistico, religioso e introspettivo a piedi con tappe di circa 20 km al giorno. Santiago è dove la tradizione cattolica ha posto il termine del percorso religioso. La prosecuzione del viaggio fino al Capo è perciò un'attività riservata agli irriducibili, a quelli per cui il viaggio rappresenta una fiamma che arde inestinguibile.

Come per la maggior parte dei viaggiatori che incontriamo per strada, come per tutti quelli che, prima di noi hanno calcato queste tracce, il raggiungimento di un ultimo, nudo lembo di roccia proteso nell'Atlantico, anche per noi risponde più che altro a un'esigenza interiore, il completamento di una faccenda lasciata in sospeso per troppo tempo, la cui conclusione sembra però ora a portata di mano.

Da Santiago verso Finisterre percorriamo una strada interna. Dopo qualche chilometro ci si presenta un paesaggio spettrale, ciò che rimane della rigogliosa macchia marittima quando si è appena estinto il rogo di un incendio.

Più avanti ci vengono incontro le prime scogliere a picco sul mare e le località di villeggiatura lungo la costa, il mare della Gallizia, l'Oceano. Spiagge bianche, acqua azzurra e un vento costante che rimescola continuamente i bianchi cumuli atlantici all'orizzonte.

Si riuscirà mai ad arrivare?

Come ad Achille, nel paradosso di Zenone di Elea, così anche a noi sarà precluso di raggiungere davvero Cabo Finisterre, perché anche questa, come tutte le destinazioni che posseggono una forte valenza simbolica, rimane una meta irraggiungibile e la nostra corsa, condotta a piccole o lunghe progressioni successive, passi, passettini o frazioni di passo, si arresterà di fronte alla porta dell'edificio che ospita gli uffici della Capitaneria, a guardia del Faro de Finisterre.

Intorno a noi sostano, attoniti, altri viaggiatori: sono arrivati qui, chi in automobile, chi in camper, chi con il torpedone, chi con lo scooter, chi in moto, chi in bicicletta e chi, una sparuta truppa di eroici sopravvissuti, a piedi. Tornati dunque indietro di qualche metro incontriamo due ragazzi di Milano, con un'Africa Twin modificata, con serbatoi supplementari, che ci raccontano di aver sentito che in Portogallo si sono sviluppati diversi incendi boschivi, di stare in guardia. Loro punteranno su Barcellona, dove li attende un imbarco sulla nave.

Dopo aver visitato il faro ci rimettiamo dunque in sella. Dopo 2000 chilometri e dieci giorni di cammino verso Occidente, questa volta puntiamo decisamente verso il Sole, in direzione del paese che in passato fu dominio delle nobili dinastie di Borgogna, d'Aviz e di Braganza, un territorio lunga circa 600 km e larga 150/200 km che dai rilievi della Meseta spagnola scende fino alla costa atlantica,  e che oggi fieramente si onora di presentarsi come Repubblica del Portogallo...!

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