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Home Cultura Musei Parte il MUDEC con due splendide mostre.

Parte il MUDEC con due splendide mostre.

Iniziato nel 1999 sotto la giunta del sindaco precedente, il MUDEC (MUseo DElle Culture) è ora stato portato a termine, in prospettiva della sua inaugurazione in tempo per l'EXPO, dalla giunta del sindaco Giuliano Pisapia. Il MUDEC esordisce con due mostre che permettono di tastare il polso a questa nuova istituzione che promette di farci comprendere il retroterra di tanti cittadini, approdati in questi anni in città da culture che molti di noi possono dire di conoscere soltanto “per sentito dire” (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione).


Dal 27 marzo 2015 il MUDEC è finalmente una realtà. L'enorme area espositiva è stata ripartita sui tre livelli in modo da concentrare al piano terra l'accoglienza (biglietteria, guardaroba, bistrot, design store), sala Forum delle Culture, sala conferenze spazio polifunzionale, spazio per la didattica, laboratorio di restauro e depositi allestiti per essere visitati da piccoli gruppi accompagnati; al primo piano i locali dedicati all'area espositiva con le temporanee, la permanente e un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive; al secondo piano, il ristorante, MUDEC Club, contenitore per eventi legati al mondo dell'arte e MUDEC Junior, uno spazio appositamente dedicato ai bambini.

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Voluta nel 1999 da Salvatore Carrubba, ex direttore responsabile de «Il Sole 24 Ore» e per un breve periodo assessore alla Cultura della giunta Moratti, l'opera fa il paio con il Musée du quai Branly di Parigi, anche se misura meno di un terzo in superficie ed è – così com'è incastonata nel vecchio impianto industriale dell'Ansaldo di via Tortona 56 – meno appariscente.

Chi avesse visitato lo splendido edificio del Museo francese – più un catalogo d'artigianato che un luogo di selezione dell'eccellenza – non può non essersi sentito sopraffatto dalla dovizia delle opere in esposizione – troppi multipli, troppi articoli ripetitivi – che crea un senso d'indigestione e guasta il piacere della visita. Marina Pugliese, ora responsabile del MUDEC oltre che del Padiglione d'Arte Moderna alla Villa Reale, dichiara che, coerentemente con il numero inferiore di opere in collezione, il museo si concentrerà sulla qualità delle opere, piuttosto che sulla quantità.

Venendo a queste, il MUDEC esordisce con due esposizioni: Mondi a Milano. Culture ed esposizioni 1874-1940 è maggiormente in tema con la concomitanza dell'Expo, dato che ripropone in immagini un repertorio di occasioni in cui la città di Milano ha allestito mostre che soddisfacessero la curiosità della popolazione al riguardo delle culture esotiche con cui il paese modulava le proprie relazioni (dal 27 marzo al 19 luglio 2015).

Tutt'altro affare è la mostra Africa. La terra degli spiriti, curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi. La mostra si basa sul concetto che l'arte africana, agli occhi degli “occidentali”, sconti la rivisitazione che ne hanno fatto gli artisti del primo Novecento, che ne hanno in effetti cambiato in noi la percezione. Per riportare l'arte africana alla sua originale essenza, occorre riesumare il concetto di “ri-invenzione” della realtà, in opposizione al nostro concetto di “copia” della realtà.

Le sei sale dedicate all'esposizione si dividono nelle seguenti aree tematiche in cui si narra: 1) come, dopo averla colonizzata, gli europei scoprirono l'Africa e il suo linguaggio e come da allora l'arte occidentale non fu più la stessa; 2) delle antiche tradizioni, delle ricchezze e della fama dei re e dei popoli africani; 3) divinazione, antenati, morte, magia e l'arte di convivere con gli spiriti; 4) potere, prestigio, importanza delle tradizioni e del tradimento alla corte del re; 5) dell'importanza degli oggetti e delle parole, gli artisti e il trasmetter il sapere anche utilizzando strumenti diversi dalla scrittura; 6) Iniziazioni, segreti, potere delle maschere e della fascinazione delle danze.

L'allestimento di Peter Bottazzi ha immerso gli artefatti scolpiti negli scuri e solidi legni africani, nell'oscurità come in un brodo di coltura. Poi li ha illuminati con crude lampade alogene che li fanno riemergere, come organismi immersi in vasi di formaldeide sugli scaffali del tassidermista, dalla nostra coscienza atavica. L'effetto è inquietante. Varrebbe già questa mostra per giustificare l'investimento del MUDEC e per farci dimenticare Chipperfield, il pavimento e tutte le polemiche associate al progetto (dal 27 marzo al 30 agosto 2015).

Sito web del MUDEC: http://www.mudec.it/

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