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Van Gogh. L'uomo e la terra

L'Esposizione Universale 2015 ha la sua mostra: dopo sessantatre anni d'assenza torna infatti a Milano con quadri, disegni e documenti, un'esposizione monografica sul pittore post-impressionista Vincent Van Gogh, che mette in luce l'interesse particolare che, nei suoi soggetti, l'artista olandese riservava al lavoro dei campi e ai suoi protagonisti (di Renato Corpaci, foto courtesy Palazzo Reale e Cristina Risciglione)


L'iniziativa è scaturita dalla proposta di Kathleen Adler, una delle maggiori esperte dl'impressionismo e post-impressionismo, sul quale ha scritto diversi libri monografici e ha curato importanti esposizioni. Una proposta che il Comune di Milano non poteva lasciarsi sfuggire, proprio a causa dell'incombenza dell'Expo.

Vincent Van Gogh, “Contadini che seminano patate”. Olio su tela, cm 66,4 x 149,6, 1884. Kröller-Müller Museum, Otterlo
Kathleen Adler Uno scorcio della sezione 2, “Vita dei campi”
Vincent Van Gogh, “Natura morta con patate”. Olio su tela, cm 39,5x47,5, 1888. Kröller-Müller Museum, Otterlo © Kröller-Müller Museum
Vincent Van Gogh, “La vigna verde”. Olio su carta montata su tela, cm 73,5x92,5. 1888. Kröller-Müller Museum, Otterlo © Kröller-Müller Museum Vincent Van Gogh, “Paesaggio con covoni e luna che sorge”. Olio su carta montata su tela, cm 72x91,3. 1889. Kröller-Müller Museum, Otterlo © Kröller-Müller Museum
Vincent Van Gogh, “Natura morta con cappello di paglia”. Olio su carta montata su tela, cm 36,5 x 53,6. 1881. Kröller-Müller Museum, Otterlo © Kröller-Müller Museum
Scorcio della sezione 5 “Le lettere”, contenente una selezione di epistole ricevute da Theo Van Gogh L'architetto Kengo Kuma, responsabile dell'allestimento della mostra
A Theo Van Gogh, Amsterdam, 3 aprile 1878
Vincent Van Gogh, “Veduta di Saintes-Maries-de-la-Mer”. Olio su tela, cm 364,2x53. 1888. Kröller-Müller Museum, Otterlo © Kröller-Müller Museum

Il tema sviluppato dai curatori, infatti – la Adler, Cornelia Homburg, Sjraar van Heugten, Jenny Reynaerts, Stéphane Guégan, alcuni dei più esperti studiosi dell'opera dell'artista olandese, autori anche dei bei saggi in catalogo – in armonia con il tema della prossima Expo, Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, verte sul rapporto tra l'uomo e la natura, il paesaggio rurale e il mondo contadino ed avrà come sottoritolo “L'uomo e la terra”.

Eccessivo, compulsivo, ossessivo. La carriera artistica di Vincent Van Gogh attraversa il cielo del tardo Ottocento come una meteora: un decennio scarso ma cinque soli anni di vera e propria produzione di opere d'arte: dal 1885 al 1890, data della sua tragica scomparsa.

Questo lustro è valso circa 600 capolavori (su un totale di 2100 circa opere, tra disegni, acquerelli e dipinti a olio) e può essere accuratamente circostanziato grazie al fitto e intenso carteggio che il pittore intrattenne con il fratello Theo. Perciò la critica può oggi concentrarsi sulla biografia dell'artista nel tentativo di decifrare le condizioni che hanno potuto determinare un exploit di tali proporzioni e un'opera di così immenso valore.

Vincent Van Gogh rappresentava il tipico esempio d'individuo che chiede troppo a se stesso. L'educazione maturata in famiglia, le letture, impegnative e a 360 gradi di cui abbiamo abbondante prova dalle citazioni di cui cosparge la propria scrittura epistolare, lo aveva portato a essere uno spirito idealista con la tendenza a mettere troppa energia nelle cose in cui credeva. Nelle sue esperienze lavorative tese sempre a concentrarsi più sugli aspetti concettuali che pratici.

Karl Jaspers, che si interessò al personaggio dal punto di vista psichiatrico, in Genio e follia raccoglie una serie di testimonianze che riferiscono come nel suo primo lavoro, presso la casa d'aste Goupil & Cie, Van Gogh si concentrasse sul valore intrinseco degli oggetti, anteponendolo agli interessi commerciali della ditta. Quando fu insegnante in Inghilterra, si fissava sui concetti pedagogici, trascurando gli aspetti pratici dell'educazione. Idealizzava le persone e quando queste dimostravano insofferenza per le sue attenzioni e i suoi sforzi di essere accettato, rimaneva deluso e ferito.

«L'ethos – ci fa notare lo psichiatra-filosofo – esiste indipendentemente dalla psicosi; anzi, in essa si consolida.» Quando si recò volontario nel Borinage, Vincent si immedesimò a tal punto nella sua missione di portare il Vangelo ai minatori – che non sempre reagivano favorevolmente – che cominciò a deperire e la famiglia dovette andarlo a recuperare per riportarlo a casa.

Così, quando decise di dedicarsi all'arte, nel 1880 circa, passò i primi cinque anni a studiare e ad esercitarsi disperatamente nel disegno, assistito dal pittore Anton Mauve, copiando le opere di Millet e immergendosi in manuali per autodidatti.

Si concentrò dapprima sulla figura umana. Il primo quadro importante fu I mangiatori di patate. Tuttavia, pur praticando il ritratto e la natura morta, il suo forte erano i paesaggi, in cui riuscì a infondere un'energia formidabile, grazie alla sua pennellata vigorosa e a un uso straordinario del colore.

Se il suo entusiasmo da neofita dapprima affascinava le persone, finiva presto per infastidirle quando queste lo prendevano progressivamente per fanatismo. Accadde anche col pittore Paul Gauguin. L'olandese pensava di essere arrivato a un punto di maturazione artistica da poter essere trattato alla pari dai suoi colleghi pittori. Il progetto del maestro era di attirare in Provenza una comunità di artisti. Dopo molte insistenze, il 23 ottobre 1888 Gauguin arrivò ad Arl ma risulta che trattasse con sufficienza e con arroganza il proprio ospite. Il connubbio resistette poco più di due mesi. Nel corso di un alterco, di cui rimangono testimonianze confuse, Van Gogh si tagliò il lobo di un orecchio con un rasoio. L'accaduto è documentato dallo stesso con autoritratti in cui l'artista si presenta con una vistosa medicazione che gli nasconde l'orecchio (non in mostra a Milano).

Da quel momento, la salute psichica del pittore cominciò a declinare. Dall'ospedale psichiatrico di Saint Remy, un lungo calvario che non gli impedì di portare a termine diverse pregevoli opere, fino a Auvers-sur-Oise. Qui, ancora una volta in circostanze misteriose, il 27 luglio 1890 ricevette un colpo di pistola in pieno petto, probabilmente inflitto da se stesso, anche se l'arma non fu mai recuperata. Questo dettaglio ha stimolato i sospetti di alcuni studiosi che hanno recentemente ventilato l'ipotesi che qualcuno possa avergli sparato. L'uomo si spense ventisei ore più tardi, il 29 luglio, confortato dalla presenza del fratello Theo.

Eppure, le opere portate a termine proprio nel periodo in cui, più aggressiva, si manifestava la malattia mentale, sono le più pregnanti.

Ciò che ci affascina nell'opera di Van Gogh, è forse, come scrive Karl Jaspers «non la tecnica acquisita, ma l'esperienza di una personalità in sfacelo. […] sembra che la corda dello strumento, percossa con veemenza, esali la sua nota nel momento in cui si spezza.»

Come nella precedente mostra del 1952, la maggior parte dei reperti – sessantatre, tra disegni, dipinti e lettere, proviene dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, uno dei più importanti depositi dell'opera di Van Gogh, integrati da preziosi contributi provenienti da alcune importanti collezioni internazionali, come il Van Gogh Museum di Amsterdam, il Museo Soumaya Foundacion Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da altre collezioni private.

Organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con il Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura, la mostra si ripartisce in sei sezioni: 1. Van Gogh: l'uomo e la terra; 2. Vita dei campi; 3. Il ritratto moderno; 4. Nature morte; 5. Le lettere; 6. Colore e vita.

L'allestimento è stato curato da Kengo Kuma & Associates.

Dal 18 ottobre all'8 marzo 2015, Palazzo Reale, Milano.

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