VIAGGI SPORT VACANZE

Viaggi, aerei, alberghi, arte, sport, cicli e motocicli

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Arte Mostre Preraffaelliti - L'utopia della bellezza

Preraffaelliti - L'utopia della bellezza

John Everett Millais (1829‐1896) Ofelia, 1851-52. Manifesto della mostra• Un'altra collezione che, dopo le esposizioni di Washington, Mosca e Tokio, sulla via del ritorno nella sua sede originale, alla Tate Britain, fa tappa in uno spazio espositivo italiano: Preraffaelliti - L'utopia della bellezza, nella nuova struttura di Palazzo Chiablese a Torino dal 19 aprile al 13 luglio 2014 (di Renato Corpaci, foto courtesy Tate e Cristina Risciglione).


La mostra ha aperto il 12 settembre 2012 a Londra in forma molto più completa (180 dipinti contro i 70 di Torino) con il titolo Pre-Raphaelites: Victorian Avant-Garde. Prima di arrivare nella città cisalpina la mostra ha toccato altre capitali mondiali: National Gallery of Art, Washington DC (17 febbraio – 19 maggio 2013): 130 opere sotto il titolo Pre-Raphaelites: Victorian Art and Design 1848-1900; Museo Statale Pushkin di Belle Arti, Mosca (Estate 2013): 80 opere col titolo Pre-Raphaelites: Victorian Avant-Garde; Mori Art Center, Tokyo (Primavera 2014): 72 opere raccolte sotto il titolo Pre-Raphaelites: Victorian Avant-Garde. Evidentemente la parola “avanguardia”, in Italia e negli Stati Uniti, non deve essere molto apprezzata. Ecco pertanto la ragione del titolo attuale. Del resto, “avanguardia” presume un movimento in “avanti”, mentre lo sguardo dei Preraffaelliti era decisamente puntato “indietro”. Inoltre il termine “utopia” – che evoca un assetto sociale e politico ideale, ancorché ragionevole, che non si realizzerà mai – si adatta molto meglio al contesto italiano e comunque, come ricordava Piero Fassino, «L’utopia da un senso alla vita perché esige, contro ogni verosimiglianza, che la vita abbia un senso» (Claudio Magris, Utopia e disincanto, Garzanti 1999). Appunto.

Luca Beatrice. Ph. © Cristina Risciglione Penelope Curtis (Direttrice di Tate Britain). Ph. © Cristina Risciglione Caroline Corbeau-Parson (co-curatrice della mostra di Torino). Ph. © Cristina Risciglione
Un ricco angolo della mostra di Palazzo Chiablese. Ph. © Cristina Risciglione Ford Madox Brown (1821‐1893) “Prendete Vostro figlio, Signore” iniziato nel 1851‐52, ampliato e rielaborato nel 1856‐57. Ph. © Tate
William Dyce, 1806 - 1864, Baia di Pegwell, Kent - Ricordo del 5 ottobre 1858, (1858 - 60). Ph. © Cristina Risciglione Edward Burne‐Jones, 1833‐1898 Sidonia von Bork 1560 (1860). Ph. © Tate
Dante Gabriel Rossetti (1828‐82) Visione di Dante: Rachele e Lia 1855. Ph. © Tate Dante Gabriel Rossetti (1828‐1882) Aurelia (L’amante di Fazio) 1863‐73. Ph. © Tate
John Everett Millais, 1829-1896, La valle del riposo: dove chi è stanco trova pace 1858. Ph. © Cristina Risciglione
Victoria, Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e Imperatrice dell'India. Creative Commons Henry Wallis 81830-1916) “La stanza in cui nacque Shakespeare” (1853). Ph. © Cristina Risciglione

Il concetto alla base del movimento artistico dei Preraffaelliti verte sul ritorno ai modelli estetici, ed etici, pre-rinascimentali – prima di Raffaello Sanzio, per intenderci, (1483-1520). Il movimento fondato da William Holman Hunt, John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, ancora studenti d'accademia, si discosta decisamente dai naturalismi e dai razionalismi dalle coeve correnti del positivismo scientifico, ignorando a piè pari i contemporanei italianissimi Macchiaioli e i gallici Impressionisti, in favore di un ritorno a temi epici fortemente evocativi dei valori di un passato remoto.

Ecco quindi titoli che si rifanno a Shakespeare, a Dante, al Nuovo Testamento, alla Bibbia o al pantheon greco-romano. I modelli umani sono spesso splendide donne avvolte in tessuti sfarzosi e circondate da una natura coltivata, potata, piegata ai capricci dell'artista.

Sdoganata dal critico John Ruskin, che nel 1851 redasse un appassionato saggio sul movimento, se c'è un “ismo” a cui la confraternita dei Preraffaelliti può essere ascritta, questo è rappresentato dal Simbolismo, a cui aderirono Gustave Klimt e gli artisti-artigiani del Liberty, con le loro calle e con i tralci dell'edera e del convolvolo che incorniciano nude fanciulle sognanti e giovani efebici assorti nella contemplazione di sé. In letteratura tutto riporta al Decadentismo dei poète maudit, i poeti maledetti, a Charles Baudelaire a Oscar Wilde, a Edgar Allan Poe e, in musica, alla Gesamtkunstwerk, l' “opera totale” di Richard Wagner.

A proposito di Edgar Allan Poe, interessante l'audace interpretazione del critico d'arte Luca Beatrice, che sostiene come l'influenza dei preraffaelliti vada di pari passo con la diffusione del gusto gotico attraverso i secoli. A partire dal genere letterario lanciato da Horace Warpole (Il castello di Otranto, 1763) sviluppato poi da Jan Potocki (Manoscrito trovato a Saragozza, 1815), quindi nei capolavori di Mary Shelley (Frankenstein, 1818), di Bram Stoker (Dracula, 1897), Beatrice afferma anche l'attualità della pittura preraffaellita in virtù delle tracce che ha lasciato nei fenomeni della cultura odierna. Per stabilire il collegamento tra il Gotico contemporaneo e i Preraffaelliti, il critico infatti cita il cinema di Tim Barton (La sposa cadavere, Dark Shadows), di Francis Ford Coppola (Dracula), e di Kenneth Branagh (Mary Shelley's Frankenstein); cita inoltre la musica di Marilyn Manson e di Robert Smith dei Cure; cita infine lo stile dei designer di moda Jean Paul Gaultier, Alexander McQueen e John Galliano. Tutti questi personaggi, secondo il critico, sono ispirati, nel modo di vestire i propri attori, nel modo di presentarsi al pubblico e nel modo di disegnare i propri modelli, dal gotico più tenebroso da una parte; dall'altra dal simbolismo idealista ed estetico dei Preraffaelliti.

A conferma di questa visione “dark", icona dell'età in cui i Preraffaelliti si collocano – sempre secondo Beatrice – è la solida immagine della Regina Vittoria (1819-1901), colei che dà il nome all'età vittoriana. La monarca perse il marito in relativamente giovane età (1861) e, per il resto di una lunga vita, indossò il lutto con sontuosità e con l'eleganza dovuta al rango.

La tesi di Beatrice, benché non priva di fascino, non sembra trovare l'approvazione dei canali ufficiali – rappresentati nella mostra di Torino da Penelope Curtis (Direttrice di Tate Britain, il suo italiano è perfetto) e Caroline Corbeau-Parson (co-curatrice della mostra di Torino). Entrambe le parti fanno riferimento alla sperequazione sociale che si verifica alla nascita della Rivoluzione Industriale, rapportabile alla transizione odierna innescata dalla crisi economica, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Il movimento si opponeva al grigio e logoro conservatorismo della Royal Academy of Art che i Preraffaelliti frequentavano. I giovani erano per questo considerati dei radicali sovversivi, degli “avanguardisti” che chiedevano un rinnovamento sia politico che artistico. Il loro sguardo all'indietro, a un età antecedente a Raffaello, era da intendersi come un'invocazione contro la brutalità del processo d'industrializzazione, con conseguente depauperamento della popolazione e del paesaggio. Ma i rappresentanti della Tate sembrano rifiutare il collegamento con il punk, l'heavy metal e con il gothic più nero – Perbacco, va bene l'avanguardia, ma c'è un limite! – Preferiscono mettere in evidenza il forte legame con l'Italia, insito nel nome stesso che fa riferimento a Raffaello Sanzio, e con Dante Alighieri soggetto di molti dipinti, sia di persona che attraverso i personaggi delle sue opere.

Dal punto di vista dell'esperienza visiva, la mostra non pone alcuna difficoltà al visitatore profano: bei soggetti, ben inquadrati e dipinti con colori sgargianti. Facile. Fin troppo facile. Un po' come quei concetti che vi entrano da un orecchio per uscire tosto dall'orecchio opposto senza turbare la celeste quiete inter-auricolare. C'è da dire che, come il melodramma ha prodotto e produce ancora delle opere sublimi, così l'apice della bellezza è sempre un po' alla soglia del kitch.

Tate BritainUn'opera della confraternita (Lo specchio di Venere, di Sir Edward Coley Burne-Jones) non poteva mancare, dove certo non stona, nella galleria del collezionista dei collezionisti, il raffinatissimo turco-portoghese Calouste Gulbenkian, a Lisbona, dove può essere ammirata.

È emblematico. Basterebbe già questo per dire: «Imperdibile!». E imperdibile sia, questa Preraffaelliti – L'utopia della bellezza, per il collezionista virtuale, il turista culturale, nella sua collezione mentale di mostre da non lasciarsi sfuggire.

 

Share/Save/Bookmark
 

Siti
Booking.com

«Sulla Punta Della Lingua»
Renato Corpaci | Photo

ItaliaLibriNET
La locuzione di Anassimandro
Appartamento a Cervinia
Meteo Trivigno
B&B Boschi Grandi
Affitti Case vacanze e appartamenti Mondo
Affitti case vacanze e appartamenti nel Mondo. Contatto diretto con il proprietario per vacanze al mare, in montagna, in città o in agriturismo a prezzi economici