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Home Arte Chiese Il monastero del Lavello a Calolziocorte

Il monastero del Lavello a Calolziocorte

Calolziocorte è un paese di meno di 15.000 abitanti che si estende sulla riva sinistra del fiume Adda come questo esce dal Bacino Lariano. Il paese dista sei chilometri da Lecco e scandisce la linea ferroviaria che collega Milano a Sondrio e a Tirano. Recenti scavi hanno permesso di documentare la presenza umana in quest’area fin dalla preistoria, grazie ad alcuni resti ritrovati in riva al fiume nella località detta “del Lavello” (di Renato Corpaci).


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In questo luogo la profondità del fiume permetteva un attraversamento sicuro, il che giustificava un discreto passaggio di carriaggi e armenti. Il luogo si rivelava ideale, quindi, per la presenza di botteghe ed eventualmente anche per la costruzione di un piccolo luogo di culto, poco più di una cappelletta, dedicata a San Sempliciano.

Fin dai tempi dell’Impero romano, da qui passa l’importante strada che collega Bergamo a Como, che interseca presso Civate (l’antica Clavis) l’altra strada, che da Milano conduce verso le Alpi. Punto “chiave”, appunto, in quell’epoca, terra di frontiera. Qui prima corse il confine Nord dell’Impero; successivamente (1454), il confine Est-Ovest tra Milano e la Serenissima.

All’ombra della cappelletta, ora dedicata a Santa Maria, si rifugiarono alcuni eremiti. Uno di questi, in preda a un’ispirazione divina, si diede a costruire una chiesa più grande. Durante i lavori, scaturì una fonte ritenuta tanto miracolosa da attrarre sul posto, richiamati dal clamore, alcuni Servi di Maria, i quali si risolsero a collaborare alla costruzione del nuovo tempio, consacrato in pompa magna nel 1490. Vent’anni più tardi, i frati si misero a costruire anche il convento che doveva ospitarli. L’edificio di fresca ristrutturazione che stiamo visitando.

Ben presto la chiesa si rivelò troppo piccola per l’affluenza di fedeli, il che portò all’ampliamento della navata, raddoppiata per la larghezza, con un presbiterio di uguale grandezza, nella configurazione a doppia abside che ancora appare al pellegrino che vi si rechi a pregare.

Nel 1629 i Lanzichenecchi portarono la peste e i frati, a uno a uno, perirono nella loro opera di assistenza ai contaggiati.

Da quel momento in poi, cominciò la lunga opera di recuperi e successive rovine che portò al restauro dei giorni nostri.

La chiesa, ad aula unica, è caratterizzata dal doppio presbiterio. L’altare di sinistra è sovrastata da una grande Crocifissione affrescata nel 1487, forse opera di Giovanni De Tornelli. L’altare di destra, di stile barocco, è adornato con un dipinto a olio dello stesso periodo.

Sull’arco trionfale nel 1948 una moderna Madonna della Pace ha ricoperto completamente l’antico affresco del 1597, raffigurante storie della Vergine ad opera del pittore Domenico Scaretti da Pontida di cui rimangono solo alcuni fregi.

La struttura dell’edificio è sorretto da due grandi archi a tutto sesto tardo gotici, decorati con quattro tondi affrescati, raffiguranti gli evangelisti.

Mentre la parete Sud offre un certo numero di pitture a olio che appartengono all’età barocca, è sulla parete Nord che troviamo gli artefatti più antichi. Sotto al barocco pulpito ligneo, caratterizzato da una curiosa decorazione di una mano che sporge brandendo un crocifisso, si ammira una Madonna sul trono, del primo Cinquecento. Dello stesso periodo, un’Annunciazione emerge dalla parete a ridosso del contrafforte che sorregge il primo arco.

La cappella al centro della navata, decorata a trompe l'oeil simulante una volta marmorea, pertiene all’ampliamento della fine del 1500. La lunetta contiene un Cristo in preghiera sul Getsemani tra gli apostoli dormienti.

Nel 2005 sono stati ultimati i restauri della pavimentazione. Pannelli trasparenti permettono ora di vedere, nel livello sottostante, la struttura dell’edificio originale, con l’altare perfettamente conservato e il sistema di vasche relativo alla fonte miracolosa.

La costruzione consta di un chiostro minore, attinente alla costruzione originale, e di uno maggiore, costituito da un porticato con colonne in pietra e volte a crociera, sviluppato sui due lati di una corte delimitata sugli altri due lati da un muro di cinta. Il porticato è sovrastato da un loggiato di pari dimensioni.

Attualmente il complesso è sede della fondazione omonima e di un albergo che occupa i locali adiacenti al chiostro minore.

Scheda SIRBeC: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede-complete/LC120-00718/

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