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La Nation Guardiano

Appartenenti alle più svariate estrazioni sociali, questi uomini e queste donne condividono lo stesso ideale, possiedono ciascuno un cavallo di pura razza camarguese, sono strettamente legati alla vita di masseria e passano la vita occupandosi di allevamento e di attività correlate (di Renato Corpaci, foto di Cristina Risciglione).


Veronica
Il marchese Folco de Baroncelli-Javon a cavallo Pura razza Camargue
Guardian presso Mas de la Pinede, Saintes Maries de la Mer
Cavalli presso l'Etang d'Icard, Saintes Maries de la Mer
Guardian presso Mas de la Pinede, Saintes Maries de la Mer Guado di tori presso Mas de la Pinede, Saintes Maries de la Mer
Antoine Claudio
Corrida camarguese

 

 

«Cante uno chato de Prouvènço.
Dins lis amour de sa jouvènço,
Atravès de la Crau,vers la mar, dins li blad,
Umble escoulan dóu grand Oumèro,
Iéu la vole segui. Coume èro
Rènqu’uno chato de la terro,
Enforo de la Crau se n’es gaire parla.»

(Canto l'amore di una ragazza di Provenza.
Nel fiore della giovinezza,
Attraverso la Crau, verso il mare, nel frumento,
Umile scolaro del grande Omero,
La voglio seguire, come se fosse
Soltanto una figlia della terra,
Fuori dalla Crau, non se n'è parlato affatto.)

Citata dal poeta provenzale Frédéric Mistral nell'incipit del suo poema in versi alessandrini Mirèio (Mirella), la Crau è la zona al di là del Bac de Barcarin, il traghetto fluviale che attraverso il Grande Rodano collega quell'area naturale alla Camargue.

La Camargue è la regione costituita da un triangolo acquitrinoso che ha come vertice superiore Arles ed è racchiuso tra i due rami del Piccolo e Grande Rodano che ne delimitano il delta.

Come questa zona paludosa, infestata dalle zanzare e frequentata quasi esclusivamente da bisce, trampolieri e animali acquatici – e, fin dal XV secolo, dai gitani, appassionati allevatori e mercanti di cavalli! – abbia potuto sedurre il marchese Baroncelli è un mistero. Certo è che oggi la Camargue, grazie proprio al marchese, è celebrata per i suoi allevamenti di tori e di cavalli bianchi o grigi e per una razza d'uomini e donne che si sono dati un codice di comportamento fuori dall'ordinario, che li pone in armonia con l'ambiente splendido in cui vivono e con gli animali con cui condividono le stagioni.

Questi uomini e queste donne, sono i “cavalieri” che rappresentano la “Nation Guardiano”. Appartenenti alle più svariate estrazioni sociali, condividono lo stesso ideale, possiedono ciascuno un cavallo di pura razza camarguese, sono strettamente legati alla vita di masseria e passano la vita occupandosi di allevamento e di attività correlate.

Fervente ammiratore e sostenitore del poeta Frédéric Mistral, il carismatico marchese Folco de Baroncelli-Javon, proveniva da una famiglia di tradizione ghibelline che nel 1400 dalla Toscana si era trasferita ad Avignone. Trasferitosi egli stesso in Camargue, a Saintes Maries de la Mer, chiamò la sua prima masseria, Mas de l'Amarèu, dal nome del primo toro che dedicò alla riproduzione della pura razza bovina della Camargue.

Fondatore e guida spirituale del movimento da lui stesso ispirato, inserì tra gl'impegni della Nazione, la tutela della lingua occitana-provenzale, e incoraggiò, insieme al poeta Joseph d’Arbaud, lo sviluppo di una poesia camarguese. Pensò che le cavalcature, che erano state impiegate fino a quel momento esclusivamente a condurre, a movimentare e a catturare i tori, potessero essere portate, montate da cavallieri vestiti alla maniera tradizionale, in parata durante le feste popolari e le cerimonie ufficiali. Ideò una corrida incruenta in cui il toro è il vero protagonista e al termine della propria esibizione, esce dall'arena tra gli applausi.

Rispettava la cultura gitana e capì come il rito del pellegrinaggio, così congeniale a un popolo nomade, rappresentasse una forma religiosa essenziale per i Gitani. Ancora oggi, quando uno di loro, di fronte a un pericolo, s'impegna a compiere un voto, spesso questo voto consiste nel pellegrinaggio a Saintes Maries de la Mer.

Durante la II Guerra mondiale, scacciato dagli occupanti nazisti dalla sua seconda masseria (mas du Simbèu, un altro toro), Baroncelli riparò ad Avignone. Quando, di lì a poco, morì, la Provenza gli tributò un funerale degno di un capo di stato e La Nation Guardiano esaudì il suo desiderio più intimo, sepellendolo in Terro de sau, “terra salata”, la sua terra.

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